A tu per tu con Courbet, padre del realismo

La mostra Courbet e la natura rimarrà aperta al Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al 6 gennaio 2019 (costo di ingresso 13 euro, audioguida inclusa, ridotto 11).

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20181028_170058Cosa interessantissima: è consentito FOTOGRAFARE tutto (naturalmente senza flash), tranne la prima opera esposta, la maestosa quercia, di cui però alla biglietteria non mi era stato detto nulla…

CHI ERA COURBET

Jean Désiré Gustave Courbet (Ornans, 1819 – La Tour-de-Peilz, 1877) è stato considerato il padre del “realismo” nella pittura. Figlio di ricchi proprietari terrieri, si trasferì a Parigi per studiare legge, ma risultava maggiormente attratto dalle opere esposte al Louvre.

Apprezzato fin da subito per alcuni suoi dipinti, tra cui un famoso Autoritratto, finì poi per dare spazio alle classi più deboli che divennero soggetto di molte sue opere. Il realismo  diventa così denuncia, perché le classi meno abbienti venivano rappresentate nella loro povertà, rendendo evidenti le disparità presenti nella società dell’epoca. Non mancarono poi nella sua produzione opere molto provocatorie (un primo piano di vulva femminile), visto che il pittore si battè per liberare l’arte dalla censura. E non solo… egli prese parte alla breve esperienza della Comune di Parigi.

Quando però questa fallì e le truppe repubblicane francesi riottennero il potere, la repressione verso i rivoltosi fu durissima. A Courbet non venne perdonata la sua battaglia per l’abbattimento della colonna di place Vendôme, eretta da Napoleone Bonaparte per commemorare la vittoria francese alla battaglia di Austerlitz, che per l’artista era simbolo di oppressione e autoritarismo. Courbet venne condannato a sei mesi di carcere ed una sanzione pecuniaria esorbitante. Ridotto in miseria, fu costretto a fuggire in Svizzera. Qui l’artista si rifugiò nell’alcool conducendo una vita dissipata che lo portò a contrarre una cirrosi epatica che gli causò la morte il 31 dicembre 1877.

IL LEGAME CON LA NATURA E IL PAESAGGIO

Oltre ai dipinti di impatto sociale, Courbet è considerato un grande paesaggista. Egli considerava la natura la sua principale fonte di ispirazione: non a caso due terzi della sua produzione sono costituiti da panorami, vedute, scorci, orizzonti, in cui il protagonista è l’elemento naturale. La sua passione per la natura lo portò a “fotografare” gli angoli più nascosti dei luoghi in cui si recò nel corso dei suoi frequenti viaggi, come Parigi, la natia Ornans e dintorni, le coste della Normandia e del Mediterraneo, la Germania e la Svizzera, portandoci tra mari, boschi, torrenti, cascate, grotte e corsi d’acqua. Motivo d’ispirazione sono stati i paesaggi della regione in cui nacque, la Franca Contea e la vallata della Loue, e i luoghi dove ebbe modo di soggiornare o che visitò nel corso della sua vita, come le coste mediterranee nei pressi di Montpellier, i paesaggi rocciosi della regione della Mosa in Belgio, le marine della Normandia o i tramonti del Lago di Ginevra dipinto in esilio.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

“Il bello è nella natura e si incontra nella realtà sotto le forme più diverse. Appena lo si trova, esso appartiene all’arte, o piuttosto all’artista che sa vederlo”. Attraverso una gamma inusuale di strumenti (dalla spatola allo straccio fino al polpastrello), la pittura di Courbet raggiunge effetti di densità materica che sembrano trasportare sulla tela l’energia e il mistero della natura stessa. Un genere ritenuto fino ad allora secondario, diventa modello per la futura generazione degli impressionisti.

LA PERSONALITA’

Autoritratto con cane nero (1842, Parigi, Petit Palais), è la prima opera del pittore ad essere ammessa all’esposizione d’arte del Salon quando era appena venticinquenne. Courbet si presenta con lo sguardo fiero, in compagnia del suo spaniel sullo sfondo di un paesaggio roccioso della Franca Contea.

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La quercia di Flagey (1864, Ornans, Musée Gustave Courbet). Ambientato a Flagey, piccolo centro nei pressi di Ornans dove la famiglia dell’artista possedeva una fattoria che diverrà poi uno dei suoi atelier, questo paesaggio si presta a più livelli interpretativi. In primo luogo, può essere letto come autoritratto “in assenza” poiché in quest’imponente quercia, saldamente radicata al suolo, Courbet sembra voler rispecchiare la propria personalità schietta e vigorosa, come anche il suo attaccamento alla Franca Contea. Dalla tela trapela inoltre la sua vicinanza ai circoli intellettuali e politici che si opponevano all’imperatore: sottotitolando il dipinto “Quercia di Vercingetorige presso Alesia, Franca Contea”, Courbet si contrappone alla tesi sostenuta da Napoleone III e dall’entourage imperiale secondo cui il luogo della storica battaglia tra Galli e Romani era situato in Borgogna piuttosto che nella Franca Contea.

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L’uomo ferito (1844-54, Parigi, Musée d’Orsay) è invece un autoritratto. Il dipinto, raffigurante il pittore abbandonato con gli occhi chiusi e con una ferita all’altezza del cuore, è l’esito di un intervento che ha modificato l’impianto originario, ancora visibile ai raggi x, dove Courbet figurava in compagnia della sua amata, assopita sulla sua spalla. Quando la relazione finì, la giovane fu sostituita da una spada e dalla macchia rossa di sangue sul petto.

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LE FIGURE

In dipinti come La sorgente (1868, Parigi, Musée d’Orsay) e la Giovane bagnante (1866, New York, Metropolitan Museum) lavora sul tema del nudo, spogliandolo dei tradizionali riferimenti mitologici o allegorici, ma accentuando il piacere sensuale del contatto con gli elementi primari della natura, nei sottoboschi di Ornans.

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L’artista non manca di soffermarsi sul rapporto natura-animale, come si può vedere nei Caprioli alla fonte (1868, Fort Worth, Kimbell Art Museum).

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In Fanciulle sulle rive della Senna (1856-57, Parigi, Petit Palais) l’artista “fotografa” due ragazze della cerchia bohémien parigina in un momento d’abbandono in riva al fiume. L’opera inaugurerà la grande fortuna pittorica delle rive della Senna, celebrata dagli impressionisti una generazione dopo.

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L’incontro o Buongiorno signor Courbet (1854, Montpellier, Musée Fabre), invece, pone l’accento sul rapporto privilegiato del pittore con il suo mecenate, il ricco banchiere Alfred Bruyas, e sulla loro reciproca ammirazione. La tela racconta di un incontro tra l’artista che sopraggiunge da Ornans con lo zaino in spalle, e Bruyas, accompagnato dal fedele domestico e dal cane. Il dipinto ha un effetto fotografico.

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GROTTE E SORGENTI

Un altro dei motivi prediletti di Courbet è rappresentato dalle grotte della Loue e di un affluente di questa, il Lison, che dipingerà in molte varianti. Da una versione all’altra, apporta piccoli cambiamenti, sperimentando tecniche che inducano a meditare sulla potenza e il mistero della natura. Una delle variazioni sul tema è rappresentata dal dipinto della National Gallery of Art di Washington dove la figura minuscola di un pescatore esalta l’immensità delle rocce e la profondità della grotta.

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VIAGGI E CONFRONTI

I dipinti presenti in questa sezione affrontano due aspetti importanti per comprendere l’arte di Gustave Courbet: il tema del viaggio e quello del confronto con il suo collega più anziano Jean- Baptiste Camille Corot.
Quella del viaggio, fu una vera e grande passione per l’artista: a partire dal 1854, frequenta le coste del Mediterraneo, per raggiungere più tardi l’Oceano Atlantico; soggiorna attorno a Fontainebleau; compie lunghi tour in Olanda, Belgio, Germania e Svizzera. Questi spostamenti furono l’occasione per scoprire nuovi scenari naturalistici che divennero motivi pittorici.

Una delle primissime mete fu il Belgio, come mostra il paesaggio de La roccia di Bayard, Dinant (c. 1856-58, Cambridge, Fitzwilliam Museum). L’altro elemento d’interesse è il confronto tra Courbet e Corot. Questi fu tra i principali esponenti della cosiddetta scuola di Barbizon, un gruppo di artisti impegnati a rinnovare la pittura di paesaggio tramite il contatto diretto con la natura. Le finalità analoghe perseguite dai due artisti sono evocate da due opere che mostrano l’interesse per la struttura geologica del paesaggio, in particolare delle rocce: Studio geologico di Courbet (1864, Salins-les-Bains, Grande Saline) e Fontainebleau, miniera abbandonata di Corot (1850, L’Aia, De Mesdag Collectie).

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Tra il 1862-63, durante un soggiorno nel sud ovest della Francia, Courbet si cimenta con un genere che fino ad allora aveva trascurato, la natura morta. Nell’intraprendere questa strada, si ricollega ai modelli dell’arte seicentesca italiana e olandese studiati al Louvre durante la sua formazione, ma introduce elementi fortemente personali, come il fatto di ambientare le sue composizioni en plein air, conferendo loro una tonalità sentimentale. In Fiori su un banco (1862, Ginevra, Musée d’Art et d’Histoire) un  grande bouquet invade il primo piano, in piena luce, a contrasto con i toni scuri del panorama che si intravede sullo sfondo dietro una robusta quercia.

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PAESAGGI DI MARE

Negli anni tra il 1865 e il 1869 Courbet soggiorna spesso in Normandia: incontra Whistler e Monet. In questi paesaggi puri, dove non c’è traccia di presenza umana, la visione si concentra sulle diverse condizioni atmosferiche dando vita a due gruppi, le onde e le marine.
Nella serie delle Onde è protagonista un mare tempestoso, rappresentato tramite un’inquadratura molto ravvicinata, a ridosso dell’acqua, che non dà respiro allo spettatore; è una pittura molto materica che dà corpo alle onde nel momento in cui stanno per riversarsi violentemente contro la riva.

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Alla violenza delle tempeste oceaniche si contrappone la trasparenza dell’atmosfera e la quiete dell’acqua delle Marine.

20181028_163234 Un unicum nella produzione di Courbet è invece il dipinto raffigurante I levrieri del conte di Choiseul (1866, Saint Louis Art Museum), le cui grandi sagome si stagliano dallo sfondo in tutta la loro eleganza.

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L’ESILIO

Le opere raccolte in questa sezione raccontano gli ultimi anni della sua vita, trascorsi in esilio a La Tour-de-Peilz, sulle rive del lago Lemano in Svizzera. Domina un sentimento quasi romantico della natura, che il pittore vive nella sua condizione di esule. Esemplificativi i tramonti sul lago di Ginevra e i paesaggi montani.

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LA CACCIA

Agli animali selvatici e al tema della caccia Courbet dedicò una lunga serie di dipinti che ebbero un notevole successo. Dalle numerose lettere scritte sull’argomento sappiamo che l’artista trascorreva spesso i mesi autunnali e invernali nella nativa Ornans andando a caccia sulle colline innevate o nei sottoboschi insieme agli amici d’infanzia.

Di grandi dimensioni è il Cervo nell’acqua (1861, Marsiglia, Musée des Beaux-Arts) che raffigura il momento più drammatico della caccia: l’animale, ormai stremato dalla fuga, si lancia verso il fiume, quindi verso una morte sicura. Le dimensioni della tela accentuano il carattere tragico dell’episodio con il cervo che si staglia su un paesaggio vasto quanto desolato, ancora ricco di elementi cari al Romanticismo.

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L’artista amava in particolare dipingere scene di caccia invernali che gli permettevano di rappresentare e riprodurre sulla tela le sfumature cromatiche della neve. Così appare in Cacciatore a cavallo (1863-64, New Haven, Yale University Art Gallery) e nella rappresentazione della Volpe nella neve (1860, Dallas Museum of Art).

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